Il Digital Networks Act (DNA) rappresenta uno dei passaggi fondamentali della strategia europea per l’ambito digitale. Il regolamento proposto dal Consiglio Europeo mira a rimuovere le differenze esistenti tra Stati membri, uniformando così le regole per reti fisse, mobili e satellitari, nonché i servizi di comunicazione elettronica. L'obiettivo dichiarato è rafforzare la competitività, gli investimenti, la sicurezza e la resilienza del mercato europeo della connettività.

I due temi chiave che il DNA affronta sono la transizione da reti in rame a reti in fibra e la gestione dello spettro radio. Questi due argomenti hanno un’importanza cruciale dal punto di vista industriale, regolatorio e politico. La transizione al rame implica decisioni importanti sugli investimenti, mentre la gestione dello spettro riguarda una risorsa rara, con impatti significativi sulla sicurezza, sulle politiche industriali, sulle entrate e sull’indipendenza tecnologica.

Una politica volta a ridurre la frammentazione

La posizione espressa dal Governo italiano in sede di Consiglio UE indica un atteggiamento pragmatico, mantenendo la condivisione degli obiettivi generali ma chiedendo garanzie in relazione ai temi sensibili in cui potrebbe verificarsi un indebito accentramento da parte europea. L’Italia condivide la visione del DNA, ma chiede che essa non riduca eccessivamente le competenze nazionali e lo spazio giuridico che già gli ordinamenti hanno.

La proposta del DNA modifica e riforma diversi strumenti attualmente in vigore, come la decisione sullo spettro radio, la direttiva e-Privacy e il regolamento sull’Open Internet. Il BEREC e il Codice Europeo delle Comunicazioni saranno abrogati. Questi cambiamenti mirano a creare un ambiente normativo più armonizzato, ritenuto utile per attrarre investimenti e promuovere un mercato unico dell’informazione.

Obiettivi principali del DNA

Il DNA mira a perseguire cinque obiettivi principali:

Gli effetti del Digital Networks Act si applicano a diverse aree: autorizzazioni per gli operatori, servizi transfrontalieri, reti satellitari, governance del BEREC, gestione dello spettro radio, switch-off del rame, Open Internet, e cooperazione tra fornitori di connessione e attori digitali di grandi dimensioni. L’ambizione europea è quindi chiaramente di tipo sistemico.

Le implicazioni dell'accentramento europeo

Uno dei nodi controversi del DNA è il grado di centralizzazione della decisione. La proposta non si limita a coordinare lo sforzo tra gli Stati membri, ma introduce meccanismi decisionali che sottraggono poteri fino a oggi esercitati a livello nazionale. L'Italia si colloca in una posizione di attenzione, non di opposizione diretta, chiedendo però che l'accentramento non riduca i margini decisionali che i singoli Paesi hanno oggi.

La transizione dal rame alla fibra

La transizione dal rame alla fibra è uno degli aspetti più sensibili del DNA. La coesistenza prolungata tra reti in rame e in fibra ha effetti negativi sui costi operativi, riduce l’efficacia degli investimenti e ostacola le innovazioni tecnologiche. La Commissione ha formulato diversi scenari: un piano non vincolante fino al 2030, uno switch-off obbligatorio ma subordinato a condizioni locali, e infine una data uniforme per tutti gli Stati membri.

La proposta definitiva si ferma a un modello intermedio, che stabilisce comunque uno switch-off entro il 2035. Benché moderato, il testo mostra una chiara volontà europea di accelerare il processo. Per alcuni Paesi come il nostro, però, una decisione rigidamente uniforme potrebbe mettere a rischio l'equilibrio del mercato e creare problemi nelle aree non adeguatamente coperte.

Dal punto di vista italiano non vi è opposizione al cambiamento tecnologico, ma il Governo chiede garanzie in materia di accesso, di copertura uniforme del territorio e di tutela dei consumatori. Si sottolinea in particolare che la transizione debba essere gestita con flessibilità, evitando di introdurle con leggi rigide che non tengano conto delle particolarità nazionali.

Le sfide del mercato dello spettro radio

L'altro tema cruciale del DNA riguarda la gestione dello spettro radio. L'accesso alle frequenze è una risorsa strategica e rara, governata tradizionalmente attraverso le autorità nazionali e l'uso del meccanismo delle gare. La proposta del DNA introduce nuove regole che intendono armonizzare la distribuzione e l'uso dello spettro in tutta l'Unione Europea.

L'Italia esprime un certo riserbo riguardo all'approccio centralizzato, favorendo un'ulteriore flessibilità nel piano d'azione. Allo stesso tempo, riconosce l'importanza di una legislazione armonizzata per favorire l'efficacià degli investimenti e la coesione del mercato europeo. Chiede però che l'Europa non sostituisca integralmente le decisioni nazionali, soprattutto in materia di scadenze, accesso e regolazioni di mercato.