Il mercato del cloud sta vivendo una rivoluzione. Se fino a qualche anno fa era monopolizzato dagli hyperscaler come Amazon Web Services, Google Cloud e Microsoft Azure, oggi stanno emergendo nuovi player noti come neocloud providers. Questi operatori, specializzati in nicchie specifiche, stanno riscuotendo una crescente attenzione grazie al boom dell’intelligenza artificiale generativa, alla crescente importanza della sovranità digitale e a un mercato delle GPU in crisi.

La crisi dell’hardware: un punto di forza

Una delle sfide più grandi nel settore del cloud riguarda la disponibilità di GPU ad alte prestazioni, fondamentali per il training e l'inferenza di modelli di intelligenza artificiale. Nelle ultime settimane si è registrato un crescente afflusso di aziende a caccia di GPU avanzate, spesso disponibili solo in pochi Data Center. Questo ha portato ad un collo di bottiglia, con i neocloud provider che riescono a offrire accesso a questi asset in modo più flessibile e localizzato.

L’HPE Cray, per esempio, sta investendo forti risorse in Data Center ad alte capacità computazionali. Allo stesso modo, aziende come Atos in Francia e OCP (Open Compute Project) negli Stati Uniti stanno costruendo infrastrutture ad hoc per clienti che richiedono non soltanto potenza di calcolo ma anche controllo locale dei propri dati.

Sovranità dei dati: chiunque possa usarli, può abusarne

La questione della sovranità dei dati si pone con forza in un contesto nel quale molte aziende stanno riconsiderando la dipendenza da grandi player globali. L’Europa, ad esempio, ha fatto suo un principio forte: i dati europei devono essere gestiti in Europa.

Questa logica, detta data sovereignty, ha spinto governi e aziende a cercare provider locali o regionali, più adatti a rispettare le esigenze di localizzazione e conformità normativa. Tra i vantaggi offerti, citiamo:

I neocloud e le nuove regole del mercato

I neocloud non sono soltanto aziende più piccole che competono con le Big Tech. Rappresentano un nuovo modello operativo, incentrato su servizi ad alta specializzazione, infrastrutture eterogenee e una forte attenzione alla compliance, alla riduzione delle emissioni e alla localizzazione geografica del data processing.

Per esempio, Alibaba Cloud ha iniziato a fornire piattaforme dedicate all'AI generativa in Data Center allineati con le normative dell’Unione Europea. Anche Microsoft, che fino a poco tempo fa sembrava invincibile sul mercato, ha cominciato a collaborare con fornitori locali in Paesi Europei per creare una maggiore flessibilità.

Dati in movimento e nuove regole

Un altro tema caldo nel cloud computing è il cosiddetto edge computing, che punta a elaborare i dati vicino alla loro origine, abbattendo latenza e costi. Questo modello, per natura decentralizzato, si sposa perfettamente con le strategie dei neocloud, che spesso offrono soluzioni distribuite ad alta flessibilità.

Inoltre, si stanno moltiplicando le richieste di data residency, dove i dati devono restare in un certo Paese o regione. In Francia, per esempio, l’utilizzo di modelli di AI addestrati su dati francesi è quasi vincolante per molte aziende sensibili al rischio di data leakage con operatori globali. Per rispondere a questa esigenza, molti neocloud stanno implementando Data Lakes locali, dove vengono archiviati e processati i dati di origine europea.

Che cosa aspettarsi nel 2030?

Secondo Gartner, entro il 2030 i neocloud provider potrebbero rappresentare il 20% del mercato globale del cloud AI, che sarà valutato in circa 267 miliardi di dollari. Questo trend è sostenuto da diversi fattori:

Per rimanere competitivi, i grandi hyperscaler dovranno rivedere i loro modelli, investire in nuove partnership locali e sviluppare tecnologie più resilienti alle nuove richieste del mercato.