Una chiusura che fa parlare

La recente chiusura del server italiano Autistici/Inventati è il risultato di un provvedimento governativo statunitense che ha ordinato lo spegnimento di un nodo di rete considerato “rischioso” per la sicurezza nazionale degli USA. Il provvedimento ha portato all’immediata cancellazione del dominio autistici.org, al blocco del conto corrente bancario presso Banca Etica e, successivamente, al sequestro dei beni economici dell’associazione. Queste misure hanno costretto il collettivo a interrompere le proprie attività, nonostante il servizio ospitasse migliaia di mailbox, blog e mailing list garantendo anonimato e assenza di tracciamenti analitici.

Contesto e cause della chiusura

Il provvedimento statunitense, emesso durante l’amministrazione Trump, mirava a eliminare “una voce troppo libera” rispetto agli standard di sorveglianza americani. La mappa concettuale realizzata dai repubblicani mostrava come il progetto fosse diventato “intollerabile” per le autorità di Washington, in particolare perché i server garantivano privacy assoluta, impedendo la raccolta di log identificativi. L’intervento ha avuto tre direttrici principali: la rimozione del dominio, il blocco bancario e il successivo sequestro dei beni, che hanno reso impossibile il funzionamento del servizio.

Implicazioni per la libertà di espressione

Il caso dimostra che chi controlla server, domini, sistemi di pagamento e piattaforme può influenzare direttamente la libertà di espressione e la capacità di organizzare dissenso. Autistici/Inventati non è stato accusato di attività terroristiche; il suo unico “reato” è stato creare servizi di posta elettronica e spazi web che non lasciassero tracce identificative, tutelando così la privacy di giornalisti, attivisti, persone LGBTQ+, politici perseguitati e chiunque avesse necessità di anonimato per esprimere opinioni contrarie al potere dominante.

Il caso come primo bersaglio di una campagna più ampia

Autistici/Inventati è solo l’ultimo anello di una catena di provvedimenti repressivi volti a soffocare la dissidenza digitale. In ordine cronologico, gli Stati Uniti hanno già emesso ordini esecutivi contro:

La domanda che sorge è: “Chi sarà il prossimo bersaglio?”

Storia di repressione digitale in Italia

Già negli anni ’90 l’Italia ha vissuto un episodio di repressione analogamente grave, noto come Italian Crackdown. All’epoca, prima ancora dell’avvento di Internet, le autorità cercarono di normalizzare l’attività di migliaia di BBS (Bulletin Board System) italiane, temendo la possibilità di un rapido sviluppo digitale che potesse favorire la speculazione industriale oltremare. Il Gruppo di lavoro sulla comunicazione sTRANO nETWORK rispose organizzando un convegno al Centro per l’Arte Contemporanea “Luigi Pecci” di Prato, favorendo la nascita di una rete di “telematica indipendente” che ha anticipato i principi della futura Internet.

Risposte della comunità e iniziative di decentramento

Dopo la chiusura di Autistici/Inventati, la comunità ha riattivato una serie di iniziative volte a rafforzare la decentralizzazione e a ricostruire legami territoriali:

Il ruolo dei monopoli tecnologici statunitensi

Il panorama digitale globale è oggi dominato da una manciata di infrastrutture statunitensi:

Questi strumenti costituiscono una “spada di Damocle” per chiunque esponga posizioni politiche scomode, poiché la loro dipendenza rende vulnerabili anche i paesi più sviluppati.

Prospettive per l’autonomia digitale europea

Per sfuggire a questa dipendenza, l’Unione Europea deve costruire una sovranità digitale basata su: