Il 2025 si prospetta come un anno di trasformazione per gli uffici marketing e comunicazione delle aziende e i loro brand, con i marketer chiamati a innovare profondamente le loro strategie per rispondere a un contesto in continua evoluzione. Quali sono le tendenze di marketing per il 2025? Il report di Kantar evidenzia alcune direttrici principali che plasmeranno il futuro del settore, offrendo ottimi spunti di riflessione per affrontare le sfide emergenti.
Al primo posto per il 2025 c’è senza dubbio la creatività. Per catturare l’attenzione di consumatori sempre più distratti, le aziende e i loro brand devono puntare su contenuti rilevanti. Per farlo i marketer devono chiedersi: “Stiamo parlando al nostro pubblico nel modo più efficace?” per scegliere gli elementi narrativi migliori, assieme al tone of voice più adeguato.
La creatività come chiave di successo
Ad esempio, elementi come l’umorismo e la musica diventano cruciali per aumentare la ricettività di un contenuto, ma vanno calibrati in base al target: l’umorismo funziona meglio con Gen X e con i Boomer, mentre la musica risulta più efficace per la Gen Z. L’obiettivo per le aziende e i loro brand che vogliono catturare l’attenzione dei veri nativi digitali (i nati tra il 1996 e il 2010) è quello di creare esperienze immersive come playlist su Spotify o live streaming.
Pensiamo alla partnership tra Spotify e Starbucks, dove playlist personalizzate hanno trasformato il momento del caffè in un’esperienza emotiva e condivisibile. Per i Millennial, invece, una combinazione tra storytelling, umorismo e musica può creare una connessione emotiva più forte e duratura.
Il ruolo dell’engagement
“Nel 2025, l’attenzione dovrà essere guadagnata in modo continuo e coerente e i brand non possono accontentarsi di ‘adattarsi alla piattaforma’, devono distinguersi” spiegano Irene Joshy e Vera Sidlova di Kantar.
Il ruolo dei social network
Anche se i social network non sono più quelli che abbiamo conosciuto e somigliano sempre più a palinsesti che a reti sociali non è ancora arrivato il momento, per le aziende e i loro brand, di abbandonarli. A confermarlo Veronica Gentili, uno dei volti più conosciuti del Digital Marketing in Italia: “Le persone passano molto tempo sui social, anche se le finalità sono cambiate, è impensabile per un’azienda rinunciare ad essere presenti sui social media.
Ci sono esempi di chi lo ha fatto, ma se non si hanno a disposizione budget importanti per essere presenti sui media tradizionali lasciare i social è una scelta no-sense, soprattutto per una piccola e media impresa”. E nel mare magnum di social network su quale vale la pena investire nel 2025? Per la Gentili è Instagram il posto giusto dove farlo.
Il linguaggio come strategia
Le persone però si sono abituate al dinamico panorama dei social media e l’asticella si sta alzando per ciò che cattura la loro attenzione, il posizionamento di un’azienda o di un brand nel contesto delle piattaforme social, quindi, segue una curva complessa tra adattamento dei contenuti aziendali (e dei brand) ai format “imposti” dalle piattaforme come, ad esempio, l’estetica su Instagram e la velocità su TikTok, e l’engagement.
Trovare il giusto punto di equilibrio, lo “sweet spot”, significa avere successo in un mercato sempre più complesso e competitivo. Nel 2025 assisteremo ad una trasformazione del linguaggio, non più solo uno strumento, ma una strategia. Come sottolineato recentemente da Annalisa Vandelli, fotoreporter, “Scattiamo milioni di immagini ma non sappiamo come usarle.”
La creatività e l’intelligenza artificiale
Lo stesso vale per i messaggi di marketing: le aziende devono raccontare storie che non solo funzionano, ma che contano. Questo significa passare da una narrazione convenzionale a una più autentica e significativa. Per i marketer, questo significa investire nella costruzione di messaggi autentici e incisivi, evitando la sterilità dei contenuti standardizzati.
Non basta quindi più soltanto raccontare una storia, ma è importante come viene fatto, il linguaggio e il formato scelto e la capacità di catturare l’attenzione. “Se è vero che il business oggi è sempre più relazione, diventa vitale per un’azienda considerare il linguaggio non come un mero accessorio, ma come DNA del proprio brand.
Un linguaggio semplice, ampio, puntuale, concreto è una potente calamita. Le parole possono infatti avvicinare, aprire varchi, creare ponti, ma possono anche distanziare, chiudere passaggi o distruggerli. In questo preciso momento storico, le persone non desiderano altro che essere rappresentate, comprese e rassicurate” spiega l’esperta di comunicazione Emanuela Goldoniche aggiunge: “Chi non è disposto a mettere in discussione il proprio modo di comunicare, non è nemmeno disposto a mettere in discussione il proprio modo di essere per questo si limiterà a dipingere un po’ di rosa, un po’ di verde e un po’ di arcobaleno la propria narrazione, illudendosi che basti seguire il calendario delle feste comandate per posizionarsi sul mercato”.
Il consumo di video
Per gli esperti di Kantar il consumo di video continuerà a crescere, spinto dalla domanda di contenuti brevi, coinvolgenti e autentici tendenza confermata da Nicola Bigi, CEO di TIWI studio creativo specializzato nell’ideazione e produzione di contenuti video per il web e la televisione, che allarga lo sguardo “Sempre più piattaforme supportano i video brevi, ma i video lunghi, didattici, formativi prenderanno sempre più piede”.
Video e intelligenza artificiale saranno sempre più connessi. “Grazie alla evoluzione della AI il tema del video muterà. Da un lato una serie di strumenti faciliterà il lavoro dei professionisti. D’altra parte, però c’è il tema della possibilità di creare contenuti brevi sui social tramite prompt. Il pericolo è ovviamente la omogeneizzazione e banalizzazione dei contenuti, oltre ad un tema enorme di copyright sul visivo” spiega Bigi.
Le tendenze del video
Tra le tendenze, in fatto di video, individuate da Kantar ci sono i video generati dagli utenti e le collaborazioni con creator autentici, spostando il focus verso un modello partecipativo in cui i consumatori sono co-creatori del brand. Per Nicola Bigi “per fare contenuti coinvolgenti, è fondamentale un gruppo di