Il primo round del tribunale fa squadra con TIM

Il Tribunale di Milano, con un’ordinanza dell’11 luglio 2026, ha respinto il ricorso cautelare presentato da Inwit, che mirava a bloccare il recesso di TIM dal Master Service Agreement (MSA). Nonostante il giudice abbia rifiutato di concedere una tutela urgente, il giudizio di merito rimane aperto, e i due operatori continuano a dibattersi su una serie di questioni complesse riguardanti l’interpretazione contrattuale e la valutazione economica degli accordi stipulati.

Una decisione non vincolante

L’ordinanza non conclude affatto la controversia. Secondo TIM, il giudice avrebbe riconosciuto l’assenza di un abuso di dipendenza economica e avrebbe escluso la validità del ricorso di Inwit. Inwit, invece, sostiene con forza che l’ordinanza si limiti a non dimostrare la sussistenza del "periculum in mora", senza entrare nel merito dell’accordo né riconoscere la validità del recesso come definitiva.

Pedine economiche e contrattuali

La differenza di interpretazione è fondamentale, ma il Tribunale non stabilisce definitivamente chi ha ragione nel rapporto, solo che in questa fase Inwit non ha ottenuto alcuna vittoria cautelare. Questa posizione ha aperto una strategia industriale per TIM, permettendole di continuare a muoversi senza limiti legali d’urgenza.

Cifre in ballo: TIM e Fastweb fanno la differenza

La questione non coinvolge rapporti marginali; si tratta del core business di Inwit. Nel 2025, i ricavi totali di Inwit sono arrivati a 1,077 miliardi di euro, di cui 423,8 milioni riguardanti TIM e 440 milioni Fastweb+Vodafone. In totale, i due anchor tenants hanno rappresentato oltre l’80% del fatturato complessivo, rispetto a 123 milioni di euro da altri clienti.

Nel primo trimestre del 2026, Inwit ha registrato un fatturato di 264,1 milioni di euro, di cui 107,4 milioni da TIM e 111,8 milioni da Fastweb+Vodafone. In sintesi, i due accordi di master service hanno rappresentato circa l’83% del totale delle entrate, rispetto a 27,7 milioni per altri clienti delle torri.

Inwit e i suoi margini operativi

Ovviamente, i dati relativi a Inwit non mettono in discussione l’esistenza di un modello economico sostenibile. Anzi, la tower company ha chiuso il 2025 con un EBITDA di 984,4 milioni di euro, il che equivale a un margine superiore al 91%. L'EBITDA after lease si aggira intorno a 785,9 milioni di euro.

Tuttavia, questi numeri dimostrano quanto la società dipenda dalla regolarità e dalla previsione di flussi garantiti, elementi che, pur non implicando per forza l’eccessività dei canoni, sottolineano l’importanza strategica dell’MSA per la liquidità della società.

Una valutazione contrattuale controversa

L’argomento principale di Inwit si costruisce intorno al contesto contrattuale originario. Nel 2020, le torri di TIM e Vodafone non furono valutate in modo autonomo rispetto agli accordi MSA. Gli MSA erano visti come garanzia di continuità, volume e stabilità di flusso. Il documento Euro Medium Term Note Programme Base Prospectus datato 29 gennaio 2025 presenta gli accordi come contratti di otto anni con rinnovo automatico e clausola "all-or-nothing". Questo tipo di clausola ha permesso a Inwit di garantire ai finanziatori stabilità e protezione.

Un mercato evoluto

Le condizioni del mercato mobile nel 2026 non sono le stesse rispetto alla fine degli anni 2020. I costi di rete sono cresciuti, Vodafone ha migrato a Fastweb, TIM ha modificato la sua struttura patrimoniale e le esigenze di densificazione del 5G richiedono una visione diversa. Gli operatori, quindi, tendono sempre di più a valutare i costi sostenuti rispetto alle opportunità future, e il prezzo delle torri diventa un elemento critico.

Due viste sul contratto: TIM e Inwit si scontrano

TIM, da parte sua, ritiene che il master service agreement abbia già iniziato a scadere nell’agosto 2030, per effetto della clausola di cambio di controllo esercitata nel 2022. TIM riconosce però che, se il cambio di controllo fosse considerato avvenuto nel dicembre 2020, la disdetta dovrebbe prodursi al 31 marzo 2028.

Inwit, invece, ritiene che l’opzione esercitata nel 2022 abbia vincolato le parti fino al 2038. Il gap temporale di dieci anni è evidente e rende questa disputa non solo tecnica, ma anche molto sensibile in termini di pianificazione industriale.

Fastweb entra anch’essa in causa

La questione non è unilaterale: anche Fastweb ha messo da parte il proprio accordo con Inwit, comunicando chiaramente l’idea di non voler rinnovare il MSA. L’azienda ha avviato una richiesta preventiva davanti al Tribunale di Milano, mirando a garantire la validità del proprio atteggiamento. Inwit non è rimasta in silenzio, promuovendo un'azione simile per cercare di bloccare Fastweb, pur senza risultati concreti registrati ufficialmente fino al 14 luglio 2026.

Premesse di conflitti sistemici

Il caso non riguarda solo TIM. Il comportamento sincronizzato di due anchor tenants suggerisce che la questione contrattuale possa non essere solo una questione di interessi specifici. Sembra emergere una contraddizione strutturale: Inwit cerca di preservare un modello di revenue predictiva, mentre TIM e Fastweb mirano a una maggiore libertà di gestione industriale.

Equilibri e negoziati futuri

La tensione centrale è capire a quale livello di prezzo TIM e Fastweb continueranno a utilizzare le strutture di Inwit, per quanti siti, con che obbligatori e livelli di servizio. La stessa volontà di TIM di avviare un negoziato per un piano pluriennale di migrazione dimostra che, nonostante il contendere, l’equilibrio economico del rapporto deve rimanere il punto centrale.

Il nuovo ruolo del Gigabit Infrastructure Act

In questo contesto entra a gamba tesa anche il Gigabit Infrastructure Act. La normativa europea del 2024, in vigore dal 12 novembre 2025, introduce nuovi parametri per le richieste di accesso alle infrastrutture di rete. Le sue implicazioni sono molteplici e potrebbero incidere su come le future richieste di accesso vengono gestite, potenzialmente anche in relazione a una diversa interpretazione dei contrattualità.

Un mercato in transizione

Questa vicenda, a lung