Il nuovo ordine esecutivo e il suo significato
Alla fine di settembre il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che contiene un’unica direttiva: obbligare tutte le agenzie federali a rinominare l’intelligenza artificiale (AI) in “Super Intelligence” (SI). Il termine è stato scelto tra altre opzioni proposte dal presidente, come “Extreme Intelligence” e “Supreme Intelligence”, presentate poche settimane prima in una conferenza a Apollo X.
Il cambiamento di nomenclatura non è una novità nella presidenza Trump. In passato ha rinominato mari e laghi per sottolineare la supremazia americana (Gulf of America, Lake America), ha creato il “Department of War” per indicare nuove priorità istituzionali e ha promosso la ridenominazione del Kennedy Center, suscitando accesi dibattiti.
La motivazione ufficiale di Trump è che i sistemi odierni “amplificano l’ingegno umano” anziché semplicemente “imitare” l’intelligenza, e quindi la terminologia governativa dovrebbe riflettere questa differenza. Tuttavia, se la storia dei precedenti rebranding è indicativa, l’effetto si estenderà ben oltre i documenti ufficiali, trasformando una semplice scelta di parole in un test di lealtà politica.
Il test di lealtà in pratica
Chi utilizza il nuovo termine dimostra fedeltà all’amministrazione; chi persiste nell’uso di “AI” rischia di diventare bersaglio di critiche o esclusioni. Un esempio precedente è il divieto imposto a Associated Press di partecipare a certi eventi stampa dopo che la testata non aveva adottato il nome “Gulf of America”.
Nel caso dell’intelligenza artificiale, la questione è più delicata perché l’AI è al centro del dibattito nazionale: due terzi degli americani affermano di interagire con sistemi basati su AI più volte a settimana. Perciò il rebranding potrebbe rappresentare il più audace test di fedeltà finora.
Come appare “Super Intelligence” nel governo
- Le richieste di gara dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) ora parlano di sorveglianza “SI‑powered” per i centri di detenzione.
- Molti siti web governativi hanno sostituito silenziosamente “AI” con “SI”.
- Il National Institutes of Health (NIH) ha inserito un banner informativo che avverte i visitatori della presenza simultanea di termini vecchi e nuovi durante la fase di transizione.
Nonostante gli sforzi, sono emerse delle incongruenze. Il giorno successivo all’ordine, il Pentagono ha annunciato il progetto Meridian, un’iniziativa sulla futura guerra, utilizzando la vecchia terminologia. Anche un comunicato della Federal Trade Commission ha impiegato “superintelligence” (tutto minuscolo) anziché “Super Intelligence”. Recenti comunicati del dipartimento Health and Human Services non mostrano ancora il nuovo vocabolario.
Resistenza interna e linguaggio in evoluzione
Il passaggio da “AI” a “SI” richiede tempo anche tra i dipendenti federali. Un ricercatore di un laboratorio nazionale, intervistato di recente, ha continuato a dire “AI” più volte prima di ammettere timidamente l’errore. Anche il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha usato “AI” in un’intervista del 3 ottobre.
Il Presidente ha dichiarato che l’ordine non si applica a regolamenti o documenti già emessi, il che spiega perché l’acronimo “AI” rimane radicato in molte iniziative, come il Chief Digital and Artificial Intelligence Office del Pentagono.
L’impatto sui media e sui grandi gruppi tecnologici
Trump ha utilizzato il suo profilo su Truth Social per criticare il Wall Street Journal per non aver adottato “Super Intelligence”, definendolo “il nome che praticamente tutti gli altri stanno usando, o lo useranno presto”. Ha suggerito che una nuova regola potrebbe vietare l’uso del termine “artificial intelligence” nei documenti governativi.
Il Wall Street Journal non è l’unico a non conformarsi: anche Newsmax, un canale definito “di sostegno al Presidente”, non utilizza il nuovo vocabolo.
Le reazioni dei leader del settore tech
Il giorno stesso della firma dell’ordine, Trump ha pubblicato una dichiarazione non vincolante sulla sicurezza dell’AI, la “White House Accord on Super Intelligence”, firmata da sei dei più potenti dirigenti tecnologici:
- Sundar Pichai (Google)
- Dario Amodei (Anthropic)
- Mark Zuckerberg (Meta)
- Greg Brockman (OpenAI)
- Elon Musk (xAI)
- Jensen Huang (Nvidia)
Tuttavia, l’adozione del nuovo termine è stata disomogenea:
- Mark Zuckerberg ha usato “superintelligence” in modo costante, ma Meta lo utilizzava già dal 2023, quindi la sua adesione non è del tutto nuova.
- Elon Musk e le sue aziende (xAI, SpaceX) hanno mostrato il maggiore entusiasmo, persino promettendo di rinominare SpaceXAI in SpaceXSI, sebbene Musk continui a mescolare “SI” e “AI” nei suoi post su X.
- CEO di Amazon, Microsoft e Alphabet hanno mantenuto “AI” nelle loro comunicazioni, sebbene Microsoft abbia citato “l’era della Super Intelligence” in una recente lettera agli azionisti.
- Jensen Huang ha menzionato “Super Intelligence” ma continua a parlare di “AI” nei discorsi pubblici.
Costi e conseguenze pratiche
Il rebranding comporta spese di tempo e denaro pubblico. I dipendenti federali devono ora redigere linee guida su come gestire la transizione terminologica, e i capi delle agenzie devono collaborare per produrre una nuova definizione legislativa di “Super Intelligence” da sottoporre al Presidente entro la fine del mese.
Marc Benioff, CEO di Salesforce, ha la facoltà di decidere se chiamare la sua divisione “SIForce” invece di “AIForce”. Tuttavia, la questione più preoccupante non è il costo amministrativo, ma l’effetto sul dibattito nazionale sull’AI.
Il rischio per il dialogo pubblico
Spesso, nei negozi o nei bar, le conversazioni sull’AI si concentrano su scenari apocalittici: perdita di posti di lavoro, guerre autonome, impatti sulla salute mentale. Nonostante le opinioni divergenti, il tema non si è ancora polarizzato come immigrazione o cambiamento climatico.
Se “Super Intelligence” diventa un test di lealtà, queste discussioni potrebbero interrompersi. Immaginate due persone che parlano dei chatbot e, notando l’uso di termini diversi, smettono di conversare per timore di essere etichettate. Un tale scenario impoverirebbe il dibattito pubblico proprio quando l’AI sta diventando più centrale nella vita quotidiana.
Il contesto elettorale
Le elezioni di metà mandato si avvicinano: gli elettori considerano l’AI più importante di questioni ambientali, e i Democratici la posizionano sopra tematiche come aborto e armi. Il paese sta appena iniziando a costruire un consenso su come l’AI influenzerà il futuro.
Che il nuovo nome si diffonda o meno, trasformare la terminologia in un test di fedeltà non favorirà una discussione nazionale costruttiva. Invece, rischia di creare divisioni linguistiche che ostacolano la comprensione collettiva di una tecnologia che sta già cambiando il nostro modo di vivere.
Riflessioni finali
Dieci anni dopo la storica vittoria di AlphaGo contro Lee Sedol, l’AI odierna ancora non sfrutta appieno le potenzialità dimostrate in quel match. Interviste esclusive, come quella con Nick Cammarata, dimostrano che la sicurezza dell’AI è un tema di grande interesse, ma le affermazioni sensazionali su una AGI imminente tendono a crollare sotto esame critico.
Le torri di sorveglianza potenziate dall’AI promettono risposte più rapide, ma le indagini su decessi vicini a tali strutture hanno rivelato fallimenti operativi. Questi esempi evidenziano l’importanza di una discussione informata, basata su dati concreti, piuttosto che su slogan politici.
In conclusione, la scelta di chiamare l’intelligenza artificiale “Super Intelligence” è più di una semplice modifica terminologica: è una mossa politica che potrebbe influenzare il modo in cui cittadini, media e aziende parlano di una delle tecnologie più trasformative del nostro tempo. Solo un dialogo aperto, privo di test di lealtà, potrà garantire che il futuro dell’AI sia guidato da valori condivisi e non da imposizioni linguistiche.