Nel 2025, il satellite scientifico europeo Aeolus si trova sulla traiettoria di Starlink 44, uno dei primi sessanta satelliti della mega costellazione gestita da SpaceX. L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) decide di effettuare una manovra per evitare l’impatto, ma immediatamente riconosce che il modello decisionale attuale – basato sulla comunicazione, attraverso email, tra i tecnici del centro di controllo a Darmstadt – non è sostenibile. Il ritmo degli spostamenti e la crescente autonomia richiesta richiedono l'utilizzo di algoritmi in grado di valutare autonomamente il rischio e di attuare movimenti, senza dover attendere istruzioni umane.
Rischi e responsabilità nell'era dell'intelligenza artificiale
Un satellite autonome, se non riesce a evitare una collisione, pone un’interrogazione cruciale: chi paga per i danni? Nessuna legge internazionale, europea o nazionale è pronta a rispondere. La Convenzione sulla Responsabilità del 1972, ad esempio, prevede una sorta di regime doppio: colpa assoluta per danni alla terra o in volo, e colpa per danno nello spazio. Tuttavia, l’AI, che non prevede gli output né è controllabile a priori, rompe il paradigma di una responsabilità basata sul diritto.
Le decisioni prese dal sistema di machine learning, infatti, sono spesso imprevedibili e l'algoritmo può decidere di evitare la collisione o di non farlo, in base a parametri che i programmatori non riescono a prevedere. La responsabilità non è soltanto un concetto giuridico, ma un aspetto morale, dove l’intelletto e la diligenza umana costituiscono il presupposto per valutare chi debba rispondere. Questo spettro diventa ambiguo, quando un satellite si muove autonomamente, senza controlli centralizzati.
La convenzione del 1972 e i limiti di un modello ormai superato
La Convenzione del 1972 fu firmata in un mondo dove non esisteva il deep learning. Oggi, con le mega-costellazioni, l’autonomia algoritmica, e i satelliti privati, il quadro normativo è inadatto. Un esempio storico risale al 1978, quando un satellite sovietico, Kosmos 954, rilasciò detriti radioattivi in Canada. La risposta di allora fu un accordo tra governi, ma con il tempo, il modello è risultato inadatto alle nuove sfide.
Collisione spaziale e responsabilità degli Stati
Un altro precedente fu registrato nel 2009, quando l’incidente orbitale tra Kosmos 2251 e Iridium 33 rimase non riconosciuto come evento regolabile dalla Convenzione. Oggi, il satellite AI-driven non rientra in uno degli schemi previsti per la responsabilità civile. Il problema si arricchisce ulteriormente con il fatto che le aziende non possono fare riferimento diretto a questa normativa, a differenza degli Stati.
Strategie dell'Unione Europea
A livello europeo, non vi è una normativa unificata. Il più ambizioso tentativo a oggi, l’AI Act, si applica a tecnologie come il riconoscimento facciale, il credito, o i dispositivi medici – settori totalmente diversi dal contesto spaziale. Al momento, la proposta del nuovo EU Space Act introduce un programma di cybersecurity ma non prevede un sistema specifico per l’AI spaziale. Così, anche gli strumenti come il NIS2 o il Cyber Resilience Act lasciano un vuoto.
Un cantiere abbandonato
Un iniziativa, una volta proposta da Bruxelles, era destinata a regolare le responsabilità dell’intelligenza artificiale: si trattava di una Direttiva Europea dedicata, ma il testo è stato ufficialmente ritirato nel 2025. Questa scelta segnala una rinuncia a una strategia comune, quando invece i satelliti intelligenti si moltiplicano e non c’è una norma con la quale regolare un loro possibile danno.
Il ruolo dell'Italia
Il panorama italiano ha cercato di colmare il divario. Con la Legge Spazio n. 89/2025, l’Italia attribuisce all’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) il controllo sull’attività dell’industria spaziale e il ruolo di registrare gli oggetti in orbita. Anche la bozza di un Regolamento Tecnico ASI mira a garantire sicurezza, prevedendo un sistema autonomo di evitare una collisione. Tuttavia, questi provvedimenti non risolvono la questione fondamentale: chi risponde per un danno autonomo?
Collaborazione globale e rischi per le supply chain
Un altro aspetto riguarda la complessità del sistema produttivo. I satelliti moderni sono costruiti su componenti commerciali e su catene di approvvigionamento globali, che spesso non sono uniformi per le normative. Le restrizioni sui beni dual-use, come quelle dettate dagli USA, rendono difficile il trasferimento di informazioni tecnologiche, persino per attività di valutazione assicurativa. Anche in questo caso, però, la governance dell’AI non si adatta facilmente alle normative spaziali esistenti.
La Strategia Italiana verso lo Spazio
La Strategia Nazionale sullo Spazio, presentata nel 2025, mira a sviluppare le capacità italiane in tema di management orbitero e ad adottare l’intelligenza artificiale, al fine di migliorare la precisione delle previsioni orbitali. È un piano positivo, soprattutto considerando che la Legge sulla Spazio italiana è stata adottata prima che entri in vigore il nuovo regolamento europeo. Tuttavia, il tempo stringe e, se non si riesce a stabilire un modello europeo condivisione, il vuoto legislativo continuerà a essere colmato da standard globali.