La sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE), emessa il 11 giugno 2026 sul caso Jenec, rappresenta una svolta decisiva nel dibattito legale riguardante l’applicazione di sanzioni extraterritoriali statunitensi. La decisione riguarda l’esclusione automatica di determinati soggetti, inclusi in liste OFAC, dal poter aprire conti bancari in Europa, e si estende a casi simili di carattere politico, come le recenti misure applicate ai giudici della Corte penale internazionale (ICC) e alla dott.ssa Francesca Albanese.

Il caso Jenec e la sentenza CGUE

La sentenza CGUE C-81/24 riguarda la situazione di un soggetto, indicato con l’acronimo “LH”, rifiutato nella richiesta di apertura di un conto corrente da parte di una banca slovena, in base alla sua inclusione nelle liste dell’Office of Foreign Assets Control (OFAC), ente statunitense con poteri di designare soggetti potenzialmente pericolosi. La decisione CGUE ha chiarito che l’appartenenza a tali liste non comporta automaticamente l’impossibilità di instaurare rapporti finanziari.

Il ricorrente non è mai stato ufficialmente condannato né perseguito in alcun processo giudiziario per le imputazioni che lo vedono coinvolto. La Procura generale slovena aveva concluso l’indagine senza procedere, e nessun’altra autorità ha preso misure restrittive nei confronti di LH.

Il principio giuridico stabilito

La CGUE ha ribadito che la Direttiva UE n. 2015/849, volta a prevenire il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo, non richiede un’esclusione automatica da parte delle banche solo in base alle liste OFAC. Anche se l’inclusione in tali liste può essere un fattore di rischio, la CGUE ha precisato che deve essere effettuata un’analisi specifica e individuale, non basata sull’applicazione meccanica delle normative estere.

Impatto sull’applicabilità a casi simili

L’importanza pratico-giuridica della sentenza è estremamente alta e si estende al di là del caso Jenec. Essa rappresenta infatti un precedente vincolante per gli Stati membri UE in futuro, e potrebbe essere applicato in contesti analoghi, come quelli dei membri della Corte penale internazionale o di Francesca Albanese.

L’applicazione di questi principi permetterà, in teoria, a cittadini e istituzioni di poter contestare le sanzioni extraterritoriali e richiedere la rimozione del divieto automatico da parte delle banche.

La situazione dei giudici della Corte penale internazionale

Fin dal febbraio 2025, 11 membri della Corte penale internazionale (ICC), tra cui il procuratore capo Karim Khan e vari giudici, sono stati colpiti da una sanzione OFAC, pur non avendo ricevuto alcun tipo di accusa penale riconducibile a riciclaggio o terrorismo.

L’approccio OFAC non è limitato alla prevenzione del crimine internazionale, ma contempla anche “azioni contro minacce alla politica estera o alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti”. Secondo il sito ufficiale dell’Agenzia, lo strumento serve per “ottenere un cambiamento comportamentale nei soggetti individuati”. Cioè, un chiaro mezzo per applicare pressione politica.

Il tentativo di sottomissione dei giudici internazionali rappresenta un attacco diretto alla credibilità e al funzionamento della Corte Penale Internazionale, unico organo di giudizio per crimini internazionali. La CGUE, con la sentenza Jenec, potrebbe dunque costituire una base giuridica per un intervento europeo a tutela dell’indipendenza giudiziaria.

Iniziativa di Fatou Bensouda

Nel frattempo, lintervento dell’ex procuratrice dellICC, Fatou Bensouda, ha richiamato lattenzione sullanecessità che lUnione europea adotti una legge di blocco, come già stabilita dal Regolamento UE 2271/96, per contrastare laspetto extraterritoriale delle misure OFAC.

Purtroppo, come osserva lo stesso autore in articolo, la mancanza di un impegno europeo concreto nei confronti delle sanzioni USA ha lasciato in sospeso ogni forma di tutela legale per gli europei danneggiati da tale politica.

Il caso Francesca Albanese

Con l’inclusione nella lista OFAC della relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei Territori Palestinesi Occupati, la vita della dott.ssa Francesca Albanese ha subito conseguenze immediate. Lapplicazione del divieto automatico ha impedito qualsiasi interazione bancaria in Europe, con pesanti ripercussioni anche per la sua famiglia.

Per Francesca Albanese, come per gli altri soggetti coinvolti da sanzioni OFAC senza accuse penali, il prezzo di essere considerati “ostili” alla politica Usa è stato un isolamento economico totale. La CGUE, con la sentenza Jenec, potrebbe offrire una via di uscita, permettendo alle banche europee di riconsiderare la loro attitudine automatica.

Consenso di diritto e futuro dellUnione

La sentenza Jenec rappresenta non solo un passo avanti per la tutela del diritto di accesso al credito, ma un chiaro rifiuto verso i tentativi di esercitare pressione politica attraverso il sistema bancario internazionale. La CGUE ha ribadito il principio basilare del diritto europeo, ovvero il principio del contraddittorio giuridico.

Nonostante tutto ciò, l’efficacia pratica della sentenza dipenderà dalla volontà europea di attuare tutele concrete, soprattutto in settori sensibili come il diritto bancario internazionale. In un contesto in cui la giustizia internazionale e lindipendenza di istituzioni chiave vengono messe a dura prova, un passo come questo della CGUE è più che mai necessario.

Qualora la CGUE avesse potuto anche affrontare la questione del rispetto della presunzione di innocenza – un punto sollevato nel ricorso sloveno – il messaggio sarebbe stato perfino più forte. Nonostante ciò, la sentenza CGUE C-81/24 rappresenta comunque un punto di svolta, un chiaro invito a riconsiderare l’applicazione di sanzioni automatiche e un rifiuto formale delle pressioni politiche estere.