Ai giorni d'oggi, gli algoritmi di pricing alimentati dai big data giocano un ruolo significativo nei mercati digitali. Queste tecnologie possono facilitare dinamiche collusive, rivelando nuove complessità nell'analisi antitrust. Tuttavia, strumenti come le pratiche facilitanti, i vincoli economici e i programmi di clemenza diventano elementi cruciali per la valutazione e la repressione delle intese anticoncorrenziali.

Il ruolo dei Big Data nel mercato

Nell’ambito delle dinamiche relative allo sviluppo del potere di mercato derivante da fenomeni collusivi, l’impiego dei big data può contribuire alla creazione di tali distorsioni influenzando il livello dei prezzi attraverso gli algoritmi di pricing.

I suddetti algoritmi sono procedure automatizzate volte a determinare i prezzi di vendita ottimali di beni e servizi, considerando le condizioni di mercato e le variazioni di prezzo in tempo reale. Essi possono essere utilizzati direttamente dalle imprese, che vendono il bene o il servizio primario, o da software-house che offrono pacchetti completi per la gestione informatizzata della determinazione dei prezzi.

Gli usi diversificati degli algoritmi di prezzo

Gli algoritmi di prezzo possono essere utilizzati anche da imprese di media-piccola dimensione, le quali fanno uso di sistemi di monitoraggio dei prezzi che tengono conto delle funzioni di offerta delle imprese concorrenti. In base a tali dati, i prezzi vengono aggiornati e ottimizzati.

I sistemi possono elaborare una serie di informazioni come i costi, i dati storici relativi a prezzi e profitti, i prezzi dei concorrenti, le informazioni sui consumatori e molto altro. Essi sono in grado di basarsi su semplici regole predefinite, ad esempio quelle di adeguarsi al prezzo più basso del mercato. Gli algoritmi più sofisticati, invece, utilizzano tecniche di machine learning per apprendere autonomamente la strategia ottimale di massimizzazione del profitto.

Dinamiche collusive nei mercati digitali

L’ampia disponibilità di dati sui prezzi, l’elevata trasparenza nell'e-commerce, la frequente modifica dei prezzi e l’apprendimento autonomo delle tecniche di ottimizzazione e massimizzazione del profitto hanno reso gli algoritmi di pricing uno strumento potenziale per implementare comportamenti collusivi tra gli operatori.

Nel mercato digitale si osserva lo sviluppo di dinamiche collusive già tipizzate in ambito economico e giuridico, come:

Criteri di valutazione dell’illecità

Nel contesto giuridico statunitense, le cosiddette "rule of reason" (regole della ragionevolezza) vengono utilizzate per valutare la potenziale illiceità di un accordo. La dottrina richiede la prova che esiste una relazione diretta tra l’accordo e una restrizione effettiva della concorrenza.

Conseguenze sulla concorrenza

L’implementazione di tali criteri comporta valutazioni sulle conseguenze delle condotte dannose per il mercato competibile. Tali conseguenze si articolano in:

Facilitazioni e intese collusive

La pratica facilitante rappresenta un chiaro segnale dell'esistenza di una intesa potenziale. Nel mercato statunitense, essa viene incolpevole se riconosciuta come illecita in base alla cosiddetto "per sé rule". Quando i fenomeni anticoncorrenziali prevalgono rispetto a quelli promozionali, essa va considerata come parte di un accordo collusivo.

Un approccio diverso in Europa

L’autorità antitrust europea adotta un approccio differente rispetto al modello statunitense. La pratica facilitante viene interpretata come un artificio sociale che cela un'intenzione di colludere. Per questa ragione, essa rappresenta una condizione necessaria e sufficiente per dimostrare l'esistenza di una collusione.

Negli accordi facilitanti, la volontà comune degli operatori si allinea all'aspetto economico della collusione, intesa come ricerca di equilibri collaborativi che migliorano il mercato. Tuttavia, per identificare un reato antitrust, l'autorità europea richiede una motivazione economica documentata.

Documentazione dei fattori economici

Al fine di dimostrare che la pratica facilitante ha effetti collusivi, è necessario dimostrare come essa modifica il vincolo di compatibilità degli incentivi, rendendo la condotta collusiva praticabile nel tempo. Il percorso analitico inizia con la dimostrazione dell’esistenza di un accordo e si conclude con l’analisi delle azioni strategiche delle imprese.

Modificazioni strutturali e interazioni complesse

I fattori favorevoli e sfavorevoli alla collusione interagiscono fra loro, influenzando in modo interconnesso l'ambiente economico del mercato. Ad esempio, la pratica facilitante può permettere la collaborazione tra un numero maggiore di operatori, modificando il contesto di mercato originario.

Categorie rilevanti di pratiche facilitanti

Nel panorama delle pratiche facilitanti sembrano emergere due categorie principali:

Concetto di profitto temporale

Sotto il profilo economico, la dinamica collusiva si sviluppa in contesti in cui:

L’equilibrio collusivo si manifesta quando le imprese adottano comportamenti concertati per aumentare il proprio profitto a lungo termine.

Il vincolo di compatibilità degli incentivi

Questa condizione è comunemente definita come “vincolo di compatibilità degli incentivi”. Esso rappresenta un requisito fondamentale per rendere plausibile un accordo collusivo. In teoria, i vincoli sono analizzati nel contesto di un modello contrattuale che tiene conto dell’azione strategica delle imprese.

Strumenti antitrust nella repressione collusiva

Per garantire una competizione leale ed evitare il ricorso alla collusione, l’autorità antitrust utilizza una serie di strumenti: