Aggiornamento obbligatorio per i commercialisti
L’aggiornamento dell’autovalutazione del rischio di studio antiriciclaggio è un obbligo per i commercialisti a seguito delle nuove Regole Tecniche CNDCEC 2025 e dell’Analisi Nazionale dei Rischi (ANR) 2025 pubblicata dal Comitato di Sicurezza Finanziaria.
Istituzioni e organismi di autoregolamentazione richiedono che i soggetti obbligati adottino strumenti di controllo e organizzazione interna per gestire correttamente i rischi legati al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo.
Normativa di riferimento
Secondo il D. Lgs. 231/2007, gli articoli 15 e 16 richiedono a tutti i soggetti obbligati di adottare presidi, controlli e procedure per mitigare e gestire i rischi, in base alla natura dell’attività e alla dimensione dell’azienda o dello studio.
Obiettivo dell’autovalutazione
L’obiettivo principale dell’autovalutazione del rischio è calcolare la probabilità che lo studio venga coinvolto in attività di riciclaggio. Esso deve valutare il rischio inerente, il rischio residuo e le vulnerabilità interne, in modo da determinare il grado di esposizione e attuare misure adeguate.
Elementi da considerare per l’autovalutazione
I commercialisti, seguendo la Regola Tecnica n. 1 del CNDCEC aggiornata nel 2025, devono effettuare la valutazione del rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, in base alla propria attività professionale.
- Analisi del rischio inerente: valutazione del potenziale rischio associato alla natura dell’attività.
- Vulnerabilità: riferita all’efficacia dell’organizzazione interna e dei controlli in atto.
- Rischio residuo: risultato dell’analisi precedente, che permette di determinare la misura di mitigazione necessaria.
- Risk Assessment: strumento per stabilire l’adeguatezza delle misure esistenti.
Il risultato di queste analisi permette di redigere un documento oggettivo da presentare alle autorità e agli organismi di autoregolamentazione.
Calcolo dell’autovalutazione: procedure
Il processo di autovalutazione avviene seguendo un approccio strutturato, che richiede il riconoscimento dei fattori che aumentano la possibilità di coinvolgimento in operazioni illecite. Il calcolo è suddiviso in diversi step, dove si valuta la propria attività sotto diversi criteri.
Aggiornamento obbligatorio entro il 2026
Secondo le nuove linee guida, l’autovalutazione deve essere aggiornata in base a sopravvenute modifiche significative all’ambiente di lavoro, e non deve superare l’anno di distanza rispetto all’Analisi Nazionale dei Rischi.
Il Comitato di Sicurezza Finanziaria ha pubblicato l’aggiornamento della NRA il 27 maggio 2025, quindi l’obbligo di revisione è scattato immediatamente e dovrà essere completato entro un anno.
Casi in cui l’aggiornamento è opportuno
Ecco alcuni esempi che richiedono l’aggiornamento dell’autovalutazione del rischio:
- Modifiche strutturali all’organizzazione del lo studio.
- Nuove procedure operative interne.
- Apertura o chiusura sedi operative.
- Modificazioni al tipo e livello di attività svolta.
- Variabili esterne che comportano un rialzo sensibile del rischio (come crisi economiche o digitalizzazione).
Rischi di non aggiornare il documento
Può non esserci una sanzione diretta per il mancato aggiornamento, ma ciò pesa negativamente in sede di controlli da parte della Guardia di Finanza.
In particolare, l’assenza di un documento aggiornato:
- Riduce la capacità di attenuare le sanzioni: in caso di inadempienze, non si dimostra che il soggetto obbligato abbia svolto il proprio dovere con diligenza.
- Impossibilità di proporre verifiche corrette: la mancanza di criteri oggettivi rende impossibile gestire correttamente il cliente, portando a errori nella classificazione del rischio.
La nuova minaccia: la trasformazione del mercato
La NRA del 2025 pone l’accento su nuove minacce, in evoluzione, correlate ad Asset Virtuali, Frodi informatiche, Cybercrime e strumenti legali di uso improprio.
Questi fattori sono ritenuti particolarmente significativi per i commercianti, i consulenti e i professionisti che operano in settori ad alta esposizione.
Impatto sull'attività del commercialista
I commercialisti sono esposti a rischio “molto significativo” soprattutto per attività legate:
- all’apertura di società;
- alle operazioni immobiliari;
- alla pianificazione fiscale;
- alla gestione di strumenti finanziari;
- alla consulenza strategica.
Queste attività possono essere utilizzate da soggetti poco trasparenti per mascherare entrate illecite.
Strumenti e nuove pratiche per il 2026
Nell’ottica di preparazione al 2026 – obiettivo fissato dal CNDCEC – è fondamentale che i professionisti non si limitino a riferire la valutazione in modo formale, ma adottino un’analisi strutturata e consapevole.
Gli studi dovranno:
- Identificare le potenziali minacce presenti nel mercato nazionale;
- Documentare l’esposizione e le misure adottate;
- Verificare il livello di efficacia dei presidi esistenti;
- Modificare o aggiungere controlli in caso di vulnerabilità riscontrate;
- Aggiornare il documento in tempo e con criteri oggettivi.
Perspettive: la compliance come opportunità
L’aggiornamento dell’autovalutazione non deve essere visto come un obbligo meccanico, ma come un’occasione di miglioramento organizzativo.
Un’implementazione attenta di procedure preventive può trasformare questi impegni in vantaggi reputazionali e operativi.
La piena consapevolezza del contesto e dell’importanza della compliance è il primo passo nel rendere un obbligo normativo un’opportunità per il proprio studio.