Introduzione

Il 2026 si è chiuso come l’anno più caldo mai registrato, secondo i dati di mercato, aggravando una crisi preesistente del comparto automotive europeo. La chiusura temporanea dello Stretto di Hormuz ha accelerato la transizione all’elettrico, mentre il prezzo di benzina e diesel è salito vertiginosamente. Negli Stati Uniti, il consumatore paga il 60 % in più alla pompa rispetto a febbraio, prima dell’attacco di Trump contro l’Iran.

I tre cambiamenti che ridisegnano il mercato europeo

Il fallimento della valutazione industriale

“La crisi dell’automotive europeo è uno di quei casi in cui è stato clamoroso l’errore di valutazione commesso dalla stessa industria”, commenta Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club. Dopo il dieselgate, l’industria ha spinto la Commissione UE a fissare lo stop al motore endotermico entro il 2035, convinta che la transizione fosse inevitabile.

Il peso delle emissioni

Oltre 90 % delle emissioni del comparto trasporti provengono dal trasporto su strada: auto private, veicoli commerciali e mezzi pesanti. La dipendenza da questo segmento rende la crisi ancora più pericolosa.

Volkswagen: sintomo di un settore in difficoltà

Il colosso tedesco, che sfiora i 9 milioni di veicoli all’anno, ha messo sul tavolo un piano di tagli che prevede 100 000 esuberi (circa il 15 % della forza lavoro totale). Le ragioni ufficiali includono la forte competizione cinese, i dazi USA e il rallentamento della domanda europea.

Questa situazione genera licenziamenti, incertezza socio‑economica e un’ascesa politica di partiti come l’AfD, alimentata dal malcontento.

L’elefante nella stanza: la transizione elettrica

Al tempo del dieselgate si scommetteva che il divieto di motori endotermici avrebbe spinto l’intero sistema verso l’innovazione elettrica. Chi ha perso la scommessa è stata gran parte dell’industria europea, che ha mostrato miopia strategica. La Fiat di Marchionne, ad esempio, ha sostenuto che “il futuro dell’auto non è elettrico”, puntando su SUV più grandi e cilindrate, una opzione fallita.

Al contrario, la Cina ha puntato tutto sull’elettrico, sostenuta da generosi sussidi statali, e oggi si prepara a invadere i mercati europei.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale

I motori elettrici richiedono competenze diverse: batteria e software sostituiscono cilindri e valvole. L’AI diventa cruciale per progettare architetture digitali efficienti, ottimizzare la catena di montaggio e ridurre i tempi di sviluppo. Le case che sapranno integrare AI nella progettazione, nella produzione e nella gestione dei dati avranno un vantaggio competitivo decisivo.

Vantaggi concreti dell’AI

Impatto socio‑economico della crisi

Il settore automobilistico europeo è ancora molto labor‑intensive. L’export italiano di componentistica verso la Germania vale circa 5 miliardi di euro e impiega 60 mila addetti. Un calo della produzione si traduce immediatamente in perdita di posti di lavoro, riduzione del PIL e tensioni politiche.

Il nuovo rapporto dei consumatori con l’auto

Le immatricolazioni in Europa non hanno mai superato i 15 milioni di auto del periodo pre‑Covid; nel 2025 si sono fermate a 13,3 milioni. Le cause sono molteplici:

Smart Mobility e il boom dell’elettrico in Italia

L’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano ha registrato una crescita media mensile del 63,3 % nelle immatricolazioni di veicoli elettrici nei primi mesi del 2025. Il “Smart Mobility Report 2025” evidenzia anche un aumento dell’interesse verso le auto connesse e la self‑driving technology.

In Italia la mobilità sostenibile viene spesso vista come una somma di interventi isolati – più autobus, più piste ciclabili, più veicoli elettrici, più sharing – ma la vera transizione richiede un ecosistema integrato capace di rispondere alla domanda reale dei cittadini.

La minaccia cinese e la risposta europea

La globalizzazione che ha alimentato la crescita del mercato di lusso tedesco si è arrestata. La Russia è sotto sanzioni, mentre la Cina ha favorito i marchi domestici di auto elettriche, sfruttando costi inferiori di acciaio, energia e lavoro, vantaggi sulle batterie e sulle terre rare. L’Unione europea, pur con audaci decisioni, è ancora 15 anni indietro rispetto alla Cina nella produzione di EV.

Il risultato è una corsa all’ultimo sangue: Volkswagen e gli altri vendor europei inseguono gruppi cinesi (come BYD) e l’americana Tesla su tecnologie dove sono ampiamente in ritardo