Si è svolta al Teatro Dal Verme di Milano l'Assemblea Generale di Assolombarda, dedicata alle sfide della competitività e della politica industriale. Al centro della relazione del presidente Alvise Biffi, la necessità di accelerare la crescita e la produttività, puntando sulla physical AI, sull'internazionalizzazione e sulla capacità del territorio di trasformare l'innovazione in sviluppo industriale.
Alla presenza di imprenditori nazionali e internazionali, istituzioni e rappresentanze diplomatiche sono intervenuti: Alvise Biffi, presidente di Assolombarda; Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei Ministri; Emanuele Orsini, presidente di Confindustria; Giuseppe Sala, sindaco di Milano; Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia; monsignor Vincenzo Paglia.
Crescita e produttività: l'«uno virgola» non può diventare la nostra velocità naturale
«Il titolo che abbiamo scelto per questa Assemblea è 'Rising Industry'. Crescere. Ed è una necessità per il nostro Paese. Quest'anno, nonostante il contesto incerto, avremo una crescita migliore delle attese, sopra l'1%. È ancora troppo poco. Quell'«uno virgola» segnala un limite molto concreto alla capacità delle nostre imprese e del Paese di avanzare. E non possiamo abituarci, soprattutto quando i Paesi con cui ci siamo confrontati in questi mesi, dagli Stati Uniti ai mercati del Mercosur fino agli Emirati Arabi Uniti, hanno una crescita che corre a ritmi doppi rispetto ai nostri».
La produttività sia finalmente al centro della politica industriale
«La produttività resta l'unica strada per generare benessere diffuso, a partire dai salari, per questo motivo dobbiamo insistere nel renderla la questione di politica industriale del nostro tempo. Sono diversi i fattori che da tempo bloccano la nostra corsa, tra questi i più importanti sono la dimensione delle imprese, la carenza delle competenze digitali, i pochi investimenti in ricerca e sviluppo, il circolo vizioso salariale e, sempre più, i costi dell'energia».
Portare l'AI nell'economia reale è la chiave per la produttività
«L'Intelligenza Artificiale è una grande opportunità per invertire questa rotta. Come ha detto Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell'Unione, la vera partita dell'intelligenza artificiale per l'Europa si gioca nel portarla dentro l'economia reale: nella salute, nei trasporti, nell'energia. Per l'Italia significa un'opportunità imperdibile. Siamo il secondo Paese manifatturiero europeo, con filiere altamente specializzate e una conoscenza dei processi industriali costruita in decenni di produzione. Abbiamo quindi una base industriale sulla quale costruire un vantaggio competitivo anche nell'intelligenza artificiale. E nel Quadrilatero dei territori di Assolombarda – con Milano, Monza Brianza Lodi e Pavia – queste condizioni sono ancora più forti, perché la densità industriale incontra uno degli ecosistemi dell'innovazione più avanzati del Paese. E abbiamo l'industria degli innovation services che coniuga in modo perfettamente sinergico gli ingredienti di questa trasformazione: manifattura, tecnologica e servitizzazione».
L'adozione dell'AI sta accelerando: il 49% delle nostre imprese già la usa, era il 20% nel 2024
«Abbiamo coinvolto 700 aziende dei nostri territori, di settori e dimensioni diverse per capire a che punto siamo a livello di maturità e diffusione dell'intelligenza artificiale, insieme al Politecnico di Milano: i risultati ci dicono almeno tre cose. La prima è che la sua adozione sta accelerando. Al momento il 49% delle nostre imprese ha già progetti attivi sull'intelligenza artificiale e un altro 18% prevede di adottarla a breve. Si tratta di un buon segno perché a fine del 2024 la percentuale era inferiore al 20%. La seconda è che la dimensione dell'impresa fa la differenza, ma non è l'unico fattore. Lo stato di adozione, infatti, è pari al 40% nelle microimprese, al 41% nelle piccole, sale al 48% nelle medie e raggiunge il 79% nelle grandi aziende, ma nelle startup innovative siamo già al 77%, quasi quanto nelle grandi imprese. Si tratta di un miglioramento significativo rispetto all'anno scorso quando l'adozione riguardava prevalentemente le grandi imprese (39%), mentre le PMI si fermavano al 15%. Il terzo punto riguarda la nostra grande materia prima critica: la qualità dei dati industriali. Persino tra le grandi imprese, circa una su due sta ancora lavorando per migliorarla. La tecnologia sta entrando nelle imprese ma dobbiamo andare oltre il suo utilizzo solo per efficienza, snellimento di processi e riduzione dei costi operativi. L'Intelligenza artificiale deve incidere sulle caratteristiche che distinguono il nostro modello industriale, rafforzando ciò che ci rende competitivi: qualità, specializzazione, capacità di adattamento, conoscenza dei processi».