Nel corso di un momento cruciale per il futuro dell’economia digitale europea, l’8 luglio 2026, il Tribunale dell’Unione europea ha respinto i tre ricorsi presentati da Apple e Apple Distribution International riguardo alla loro designazione come gatekeeper ai sensi del Digital Markets Act. Questo conferma che App Store e iOS proseguiranno ad essere soggetti agli obblighi stabiliti dal dettato del regolamento, a partire da marzo 2024.
Che cos’è un gatekeeper?
Un impresa è definita gatekeeper quando soddisfa le soglie quantitative stabilite dal Digital Markets Act, che includono un fatturato annuo nello Spazio economico europeo non inferiore a 7,5 miliardi di euro nei tre ultimi anni, o una capitalizzazione di mercato non inferiore a 75 miliardi di euro. Inoltre, l’azienda deve disporre di almeno 45 milioni di utenti finali attivi al mese e di 10.000 utenti commerciali attivi all’anno, per almeno tre dei servizi di piattaforma di base elencati nel regolamento. Apple, con l’App Store e iOS, supera ampiamente queste soglie.
La disputa sui negozi digitali
Al centro della causa (T-1080/23) c’era la questione della definizione formale dell’App Store. Apple sostenne che gestisse cinque store diversi, uno per iPhone, iPad, Apple Watch, Mac e Apple TV. La compagnia richiamò l’idea che i singoli negozi digitali non rientrassero in un’unica prestazione, quindi non sarebbero soggetti a obbligo collettivo sotto il DMAct. Il Tribunale ha respinto questa argomentazione, adottando una tecnica amministrativa che richiama il cosiddetto divieto di frazionamento artificioso, un principio giuridico che impedisce alle aziende di scomporre servizi integrati in unità separate per aggirare gli obblighi.
Ai fini del DMAct, i cinque store di Apple sono da considerare un unico servizio. Il Tribunale ha evidenziato che gli stessi sviluppatori partecipano con le stesse norme, gli strumenti di supporto tecnico sono comuni, gli utenti accedono con lo stesso account Apple e acquistano applicazioni validhe su più dispositivi, il tutto con un unico negozio logico. Inoltre, Apple aveva utilizzato una narrazione pubblicitaria coerente, sempre riferendosi a un unico App Store, rafforzando ulteriormente l’interpretazione del Tribunale.
Confermata la designazione di iOS
Un altro punto cruciale della sentenza riguarda iOS, il sistema operativo Apple, che è riconosciuto come punto d’accesso fondamentale tra imprese e utenti finali. Questa designazione comporta obblighi specifici, incluso l’interopetabilità con dispositivi e software di terze parti, che rimangono validi anche dopo la sentenza.
I nuovi obblighi per gli sviluppatori
Gli obblighi imposti al Digital Markets Act a Apple comprendono, tra gli altri:
- L’obbligo di non favorire i propri servizi in base al risultato delle ricerche all’interno dell’App Store;
- Il dovere di permettere agli sviluppatori di comunicare offerte esterne agli utenti;
- L’accesso a store alternativi;
- La possibilità di disinstallare app preinstallate;
- La scelta per gli utenti di usare motori di ricerca e browser diversi da quelli predefiniti.
Aspetti tecnico-legali e apertura futura
Un altro aspetto meno rilevato ma importante riguarda l’articolo 6, paragrafo 7, del DMAct, che introduce l’obbligo di interoperabilità. Apple aveva contestato la norma, sostenendo che danneggiasse la sicurezza e la proprietà intellettuale. Tuttavia, il Tribunale non si è pronunciato in merito, affermando che l’obbligato di interoperabilità non è la base giuridica della designazione, ma solo un effetto secondario.
La posizione di Apple quindi rimane vulnerabile su questo punto, e dovrà essere valutata successivamente da un giudice solo quando la Commissione adotterà una misura concreta.
Altri ricorsi sull’indagine sugli iMessage
Il Tribunale ha trattato due altri ricorsi relativi all’apertura e chiusura dell’indagine di mercato sugli iMessage. Apple ha sottolineato che, pur essendo iMessage un servizio di comunicazione, non era considerato un servizio di mercato in quanto non è stato designato come gatekeeper. La Commissione ha quindi deciso di non applicare alcun obbligo in questa area. Il Tribunale ha sostenuto che, senza designazione, Apple non può contestare l’efficacia della misura.
Prestazioni future della Commissione contro Apple
La sentenza si colloca in un contesto più ampio in cui Apple è al centro di diversi procedimenti. La Commissione ha infatti adottato misure specifiche relative a smartwatch, cuffie e altri dispositivi connessi, a marzo 2025, nonché una sanzione di 500 milioni di euro, nel 2025, per la violazione del divieto di anti-steering.
Queste iniziative non rientrano direttamente nell’esito del ricorso del 2026 ma condividono un medesimo fondamento: la validità della designazione di Apple come gatekeeper in attesa di un pronunciamento definitivo in merito.
Le risposte di Apple e la Commissione
In risposta alla sentenza, Apple ha sottolineato che il DMAct va al di là del necessario e potrebbe indebolire le protezioni di sicurezza e riservatezza sviluppate negli anni. La società ha anche rimosso alcune innovazioni tecnologiche, come la nuova versione di Siri basata sull’IA, in attesa di conformarsi al regolamento.
La Commissione replica che le protezioni sui dati personali siano tuttora garantite e sottolinea che a Apple spetta il compito di trovare un compromesso tecnico tra DMAct e GDPR.
Impatto sulla comunità degli sviluppatori
Per la comunità degli sviluppatori e delle aziende che operano nell’ecosistema dell’App Store, poco cambia in termini di obblighi: il regolamento resta in vigore senza modifiche di rilievo. Tuttavia, con la sentenza, Apple perde la possibilità di contestare la designazione generale come base per ogni disputa.
Prospettive legali e industriali future
Nella pratica, l’applicazione del DMAct rimane sostanzialmente invariata. Tuttavia, da un punto di vista istituzionale, la sentenza ha rafforzato la posizione della Commissione e gettato le basi per future battaglie giudiziarie, specialmente su questioni tecnico-industriali come l’interoperabilità. La strada verso una piena applicazione del DMAct, in particolare per aziende come Apple, appare tuttavia lunga e complessa.
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