Nell’estate del 2026, Apple ha lanciato un nuovo fronte legale, questa volta a colpi di carta bollata, accusando OpenAI di aver sottratto segreti industriali utili allo sviluppo di futuri dispositivi basati sull'intelligenza artificiale. Le accuse sono state depositate in un’azione federale in California che coinvolge non solo la società di ricerca sull’AI, ma anche la sua divisione hardware legata al progetto io, e due figure centrali del gruppo: Tang Tane e Chang Liu. La disputa tra Apple e OpenAI ha scavalcato da tempo semplici differenze tecnologiche, trasformandosi in uno scontro per chi controllerà i nuovi paradigmi del computing personale.

La causa aperta da Apple arriva in un momento particolarmente sensibile: mentre la leadership dell’azienda si sta rinnovando, con Tim Cook che presto passerà ruolo di executive chairman al CEO John Ternus, il gruppo si trova ad affrontare una transizione cruciale dal mercato dominato dall’iPhone a un futuro più decentralizzato, dove i dispositivi AI potrebbero ridefinire l'accesso e l'uso della tecnologia. Il rapporto tra Apple e OpenAI, se fino poco tempo fa sembrava una collaborazione, adesso si presenta come una competizione per definire il futuro del digital device.

Gli elementi centrali della causa di Apple sono pesanti: si afferma che OpenAI abbia reclutato personale proveniente da Apple e abbia incoraggiato il passaggio di documenti, componenti e informazioni riservate riguardanti prodotti non ancora annunciati, processi di fornitura segreti e iniziative interne. In risposta, OpenAI ha dichiarato di non interessarsi ai segreti industriali di terzi, concentrando invece le sue energie nello sviluppo di tecnologie originali. Sebbene queste siano dichiarazioni formali e non prove documentali, segnano una fase chiave in una disputa che si annuncia lunga e intensa.

La sfida per l’interfaccia di domani

I dispositivi AI non sono solo un’evoluzione tecnologica, sono un punto di scontro per il controllo del mercato consumer. Apple, da anni, ha costruito il suo impero hardware attorno all’iPhone, che ha dominato l’accesso a Internet e all’app economy. Ma adesso il dibattito si sposta su nuove piattaforme – indossabili, ambientali, vocali – che potrebbero cambiare radicalmente la relazione tra utente e tecnologia, bypassando i dispositivi attualmente dominanti.

Possiamo elencare alcuni aspetti chiave per comprendere questa transizione:

In questa cornice, Apple teme di perdere il controllo, non solo su prodotti hardware, ma sull’interfaccia stessa del futuro dell’AI.

Tutto questo spiega perché Apple abbia deciso di azionare la causa in questo momento. Il gruppo sta cercando di mantenere un vantaggio su un terreno che potrebbe presto divenire il campo di battaglia globale per le nuove tecnologie di intelligenza artificiale. Ed è interessante notare che mentre OpenAI è accusata di sottrarre informazioni Apple, al tempo stesso, il gruppo Usa si affida ad OpenAI per alcune funzioni interne del proprio ecosistema, in particolare per ChatGPT, incorporato in iOS e macOS.

La sfida interna a Apple

Il contesto interno di Apple è ugualmente cruciale per comprendere lo sviluppo della causa. Il 2026 segna l’anno del cambio di leadership, con Tim Cook che passa la guida a John Ternus, attualmente senior vice president of Hardware Engineering. Questa transizione non è solo una questione di ruolo: è un momento di passaggio che tocca profondamente gli assetti strategici del gruppo, tra cui lo sviluppo di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale.

Apple, sotto la guida di Cook, si è concentrata sull’integrazione verticale: il controllo su software, hardware e utenti. Ternus dovrà continuare su questa strada, ma affrontare la sfida del nuovo paradigma digitale. Per lui il dilemma è doppio: da un lato difendere il modello Apple, con iPhone, servizi e margini elevati; dall’altro dimostrare che Apple può ancora innovare nuove categorie, a partire dagli stessi device basati sull’AI.

Lo scontro tra Cupertino e San Francisco

OpenAI, da parte sua, si è mosso in parallelo, rafforzando la propria posizione nel mercato hardware. Nel 2025, ha annunciato la collaborazione con Io Products, fondata da Jony Ive, ex designer di Apple. L’ingresso del gruppo di Ive sembra un’indicazione chiara del progetto strategico di Sam Altman: non limitarsi al software pur avendo una forte identità in quella direzione.

Secondo le informazioni pubblicate, Jony Ive e LoveFrom avrebbero assunto nuove responsabilità creative e di design all’interno di OpenAI. Questo passo ha sostenuto la sensazione diffusa che l’azienda di San Francisco non abbia in mente di stare solo dietro l’utente, ma di fornire l’utente stesso – o il nuovo tipo di utente, che utilizzi l’IA in maniere diverse.

Un elemento che non può essere trascurato è il ruolo di Tang Tan, una figura chiave in Apple. Secondo le accuse depositate, Tan avrebbe sollecitato, durante colloqui o fasi di assunzione, l’invio di informazioni sensibili a OpenAI. Questo tipo di accuse colpisce un punto delicato della cultura di Silicon Valley, dove il confine tra competenze individuali e segreti industriali spesso è incerto.

Il passaggio di personale da Apple a OpenAI non è insolito. Molti membri del team Apple si sono mossi in aziende rivali o partner, sostenendo spesso di non aver portato con sé informazioni non trasferibili. Tuttavia, l’accusa di Apple riguarda l’influenza di Tan nel sostenere l’accesso a informazioni specifiche, non solo di natura intellettuale, ma tecnica o operativa, che potrebbero essere utili allo sviluppo del progetto io.

Il ruolo dell’Apple Intelligence

Riguardo al lato tecnologico, Apple non è rimasta inattiva. Già nel giugno 2024, l’azienda aveva annunciato Apple Intelligence come nuova architettura AI integrata in iPhone, iPad e Mac, con una forte enfasi su local processing e privacy. L’anno successivo, nel marzo 2025, annunciò l’estensione di funzioni avanzate a nuove lingue, compresa l’italiana. Il 2026 ha visto Apple presentare una versione completamente rivisitata della sua assistente vocale, Siri AI.

Gli sviluppi hanno confermato che Apple è attivamente coinvolto nello scenario dell’AI per il consumatore finale, ma hanno anche mostrato una strategia di integrazione: l’utilizzo di ChatGPT per colmare alcune lacune nel campo di accesso a conoscenze esterne, comprensione documentale o risposte estese. Questo indica una dipendenza che non può essere ignorata.

Sempre in riferimento a Siri AI, alcune analisi tecnico-informative hanno svelato che parte dell’apprendimento e dell’implementazione iniziale potrebbe derivare da collaborazioni est