Introduzione

Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è passata da semplice supporto tecnico a vero e proprio co‑autore di documenti legali. Nel settore tributario, dove la precisione è imprescindibile, l’uso di assistenti conversazionali generativi ha suscitato preoccupazioni su possibili errori, bias e mancanza di trasparenza. Il progetto MassimarIA ha cercato di quantificare il fenomeno leggendo il testo integrale di oltre trecentomila provvedimenti tributari, con l’obiettivo di capire quante sentenze riportano segni di intervento dell’IA e in che forma.

La metodologia di MassimarIA

Lo studio si è basato su due fasi principali. Prima, è stato costruito un algoritmo di text‑mining capace di identificare pattern tipici dei modelli linguistici generativi, come frasi “auto‑completate”, uso di formule standardizzate non coerenti con il contesto o riferimenti a fonti inesistenti. Seconda, è stato effettuato un controllo manuale su tutti i casi sospetti per confermare la presenza di un intervento artificiale. Il campione analizzato comprende decisioni di commissioni tributarie regionali, giudici di pace e tribunali amministrativi, coprendo un arco temporale dal 2018 al 2024.

Tipologie di tracce lasciate dall’IA

Queste tracce, seppur numericamente limitate (circa 0,12 % delle sentenze analizzate), hanno avuto un impatto significativo perché si sono concentrate su casi di elevata complessità fiscale, dove la marginalità dell’errore è più alta.

Rischi concreti di errori generati dall’IA

Gli errori introdotti da assistenti conversazionali possono generare tre tipologie di danni. Primo, errori di calcolo che portano a valutazioni errate di imposte dovute o rimborsi spettanti, con conseguenze finanziarie per contribuenti e amministrazione. Secondo, bias normativi: se l’IA è addestrata su sentenze pre‑COVID‑19, potrebbe trascurare modifiche legislative recenti, creando disparità di trattamento. Terzo, perdita di trasparenza, perché le parti coinvolte non possono ricostruire il ragionamento dietro una decisione se parte di esso è stata generata da una “scatola nera”.

Esempi reali di sentenze influenzate

Tra i casi individuati, uno riguarda una sentenza della Commissione Tributaria di Milano del 2022, in cui il giudice ha citato una “circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 112/2020” che, verificata, non esisteva. L’errore ha portato a una valutazione errata di deducibilità di spese per ricerca e sviluppo, con una differenza di circa 250 000 euro per l’impresa ricorrente. Un altro caso, più recente, coinvolge una decisione del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, dove il testo presentava una frase “come indicato dalla prassi consolidata” senza alcun riferimento a sentenze precedenti; l’analisi ha mostrato che la frase era stata generata da un modello linguistico e non corrispondeva a una prassi realmente esistente.

Implicazioni per giudici, uffici e difensori

Per i magistrati, l’introduzione dell’IA rappresenta una doppia sfida: da un lato la possibilità di velocizzare la redazione di motivazioni, dall’altro il rischio di delegare troppo il pensiero critico. Gli uffici amministrativi, spesso sottoposti a carichi di lavoro elevati, possono ricorrere a tool di supporto per ridurre i tempi, ma devono garantire una verifica umana rigorosa. I difensori, invece, hanno l’opportunità di contestare le parti generate dall’IA, chiedendo al giudice di evidenziare la fonte di ogni affermazione e, se necessario, di rimuovere contenuti non verificabili.

Strategie per mitigare i rischi

Solo attraverso un approccio combinato di tecnologia, formazione e controllo qualitativo è possibile sfruttare i vantaggi dell’intelligenza artificiale senza compromettere l’integrità del processo tributario. La trasparenza e la responsabilità rimangono i pilastri su cui deve basarsi ogni innovazione nel diritto.