Il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato il 8 giugno 2026 il nuovo Regolamento sullo screening degli investimenti esteri diretti (FDI), completando un percorso iniziato nell’estate del 2023. In combinazione con la recente Raccomandazione sugli investimenti outbound, l’iniziativa rafforza il controllo dell’UE su tecnologie vitali come l’intelligenza artificiale, i semiconduttori e la computazione quantistica.
Un modello simmetrico di difesa tecnologica
Il regolamento introduce una struttura per lo screening unificato a livello europeo, che esiste già in molti Paesi UE (come l’Italia con il suo golden power) e mira ad estendere e rendere uguale il grado di protezione su tutto il territorio. Si tratta di un equilibrio tra una logica di sicurezza interna e di apertura al commercio, che l’UE ha iniziato a calibrare nel 2019 con un primo regolamento più generico.
Esempi concreti di applicazione
Il nuovo screening si applica a tutte le operazioni di acquisizione straniera di imprese europee operanti in settori sensibili. Pensiamo a:
- tecnologie AI con capacità offensive o crittografiche;
- semiconduttori su 14 nanometri e inferiore;
- impianti di produzione di chips;
- ricerca fondamentale su quantum;
- dati sensibili e piattaforme di sorveglianza;
- tecnologie energetiche critica (solare ad alta efficienza, celle avanzate).
L’Italia e il golden power: punto di forza?
L’Italia, con il suo golden power, è uno dei Paesi europei con il sistema più avanzato di controllo sugli investimenti esteri, attivo fin dal 2017. Dal momento della riformulazione del 2022, tale meccanismo ha rigettato almeno 22 operazioni, tra cui acquisizioni cinesi su imprese di cybersecurity e di semiconduttori.
Un bivio per il modello italiano
Ora l’Italia si trova davanti a un bivio: adottare il nuovo regolamento UE mantenendo il proprio golden power come esempio da replicare, o razionalizzare il sistema esistente integrandolo con il modello di Bruxelles. Questa è una sfida per il governo e per il Parlamento, che dovranno valutare non solo il livello di autonomia, ma anche la compatibilità con l’accordo europeo.
Le fasi di attuazione della normativa
La firma definitiva del regolamento è prevista il 16 giugno 2026. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea seguirà in agosto o settembre. L’entrata in vigore avverrà 20 giorni dopo la pubblicazione, e la piena applicazione scatterà tra 18 mesi, anticipata quindi al termine del primo trimestre del 2028.
Quali sono le prospettive?
La normativa potrebbe incentivare la nascita di un’architettura tecnologica “UE-made-and-controlled”, in cui le tecnologie strategiche non seguano la logica del mercato, ma siano gestite con criteri di sicurezza e di indipendenza. L’Italia potrebbe giocare un ruolo chiave in questo scenario, soprattutto grazie alla sua leadership nel settore aerospaziale, della difesa e di alcuni laboratori di ricerca su quantum.
Opportunità e sfide per il settore privato
Per le aziende, la transizione verso il nuovo regolamento implica una maggiore attenzione al contenuto tecnologico e all’origine dei capitali. Sui semiconduttori si registrerà un aumento della domanda di screening, soprattutto da parte di investitori esteri cinesi, russi e statunitensi. Per i fondi e gli operatori, potrebbe aprirsi una finestra per acquisire in “shadow mode” imprese sensibili prima della normativa.
La posizione dell'Italia nella mappa UE
Con una dotazione di competenze specifiche e un’esperienza consolidata nel settore, l’Italia può posizionarsi al centro di un modello strategico per il controllo degli investimenti su tecnologie critica. Basti pensare alle competenze del CNR, al CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l'Informatica), o alle PMI tecnologiche di Arezzo e Modena, che possono funzionare da hub regionale.
Conclusione
La nuova barriera UE su AI, chip e quantum rappresenta uno sforzo concreto per rafforzare la governance tecnologica in Europa. L’Italia, con il golden power, è già un attore chiave nel panorama internazionale. Ora il compito è chiaro: scegliere come interpretare e sfruttare questa opportunità. Che si scelga di diventare un modello per l’UE o di razionalizzarsi rispetto alla normativa comune, l’Italia dovrà giocare bene le sue carte nel settore tecnologico, che è fondamentale per la sua posizione nell’economia globale.