Evolvere da Telco a Techco. È un’aspirazione – in qualche caso un vero imperativo – di cui si sente sempre più spesso parlare nel settore delle telecomunicazioni: gli operatori, costantemente a caccia di nuove fonti di revenue, ora puntano a proporsi ai propri clienti aziendali come consulenti per l’innovazione oltre che come “semplici” fornitori di servizi di connettività, con l’obiettivo di monetizzare l’expertise maturata nella gestione di infrastrutture complesse, database stratificati e processi continuamente ridefiniti dai ritmi della digital transformation.
Una transizione tutt’altro che immediata, come ben sanno gli addetti ai lavori, ma che dovrebbe ora subire una netta accelerazione. A cambiare le carte in tavola sarà l’AI agentica, e soprattutto la nuova offerta di piattaforme concepite per assicurare l’implementazione delle nuove funzionalità con una logica end-to-end.
Ne è convinto John Abel, technical director, Office of the CTO di Google Cloud. “È incredibile il salto che la tecnologia ha fatto nel giro di 18-24 mesi. Fino a poco più di un anno fa, per le telco AI era sostanzialmente sinonimo di chatbot, voice interaction e sistemi multilingual. Oggi è tutto cambiato, e opportunamente implementata l’intelligenza artificiale può essere utilizzata non solo per automatizzare task ripetitivi e noiosi, che causano frizioni per utenti e business, ma pure nell’ottica di trasformare i tool sviluppati internamente in veri e propri motori di innovazione per l’intero comparto”.
Un mercato in accelerazione, una tecnologia in evoluzione
CorCom lo ha infatti incontrato a margine di Al Cloud AI Live, organizzato ieri a Milano. All’evento sono state presentate ufficialmente le novità introdotte dal gruppo in occasione del Google Cloud Next di aprile e della conferenza dedicata agli sviluppatori, Google I/O, di scena l’altro ieri a Mountain View.
Al Google Cloud Next avete lanciato Gemini Enterprise, una piattaforma agentica specificamente progettata per il mondo del business: quali task può svolgere nel settore Tlc e quali vantaggi offre agli operatori che puntano ad aggiornare e modernizzare le proprie infrastrutture?
Bisogna prima di tutto precisare che Gemini Enterprise è un ecosistema. In quanto tale, specie nel mondo delle telecomunicazioni, che è complesso by design, può abbattere le barriere tra le varie funzioni e i diversi dipartimenti. I quali, a prescindere dai task che devono affrontare, hanno una sfida comune: gestire al meglio il network e sfruttarlo per offrire nuovi servizi. È qui che Gemini Enterprise consente di fare il grande balzo in avanti. Siamo abituati a pensare all’AI come a uno strumento che libera le persone dai lavori monotoni e ripetitivi o che tutt’al più riesce a scalare i processi aumentando la produttività oltre i limiti umani. Nel 2026 l’intelligenza artificiale è invece a supporto della proattività e della creatività. La piattaforma è un ambiente dedicato allo sviluppo, all’orchestrazione e al potenziamento degli agenti, il cui ciclo di vita, dalla sperimentazione alla produzione, può essere gestito dai team tecnici con un approccio end-to-end e, facendo leva su ambienti come Agent Studio, con una logica low-code.
Un cambiamento proattivo e scalabile
Questo significa che dalle procedure di procurement alla risoluzione di problemi sulla rete è sufficiente costruire agenti ad hoc e affidare loro, anche in chiave multidipartimentale, la gestione di processi considerati mission critical. È una vera rivoluzione in termini di riduzione della complessità. Ma si tratta solo dell’inizio, perché se costruisci agenti in grado di risolvere i tuoi problemi, molto probabilmente hai sviluppato soluzioni che potranno aiutare anche altre organizzazioni a fare lo stesso.
Parla della possibilità di generare nuove fonti di revenue vendendo le applicazioni sul vostro Agent Marketplace?
Esatto. Se sei un’organizzazione che possiede un particolare talento e lo usi solo per affrontare le sfide interne, probabilmente stai perdendo un’opportunità di business, dico io. E questo credo che valga soprattutto per le telco, e in particolar modo in un mercato come quello italiano, dove tanti player locali e meno strutturati potrebbero trarre enormi benefici dall’adozione di agenti sviluppati dai grandi operatori.
Un investimento reale e accessibile
Chi, in un’azienda italiana tipo, quindi di piccole medie dimensioni, è davvero in grado di utilizzare strumenti come Agent Studio e Agent Marketplace? Realisticamente parlando, quali competenze sono necessarie perché risulti un investimento valido?
Non servono competenze tecnologiche specifiche, né ci sarà bisogno di assumere esperti di AI. Il principale utente di tutti gli strumenti messi a disposizione da Gemini Enterprise è il responsabile di processo che lavora già in azienda. È lui che conosce il contesto operativo, ed è lui che sa porre le domande giuste, affrontare i problemi noti e immaginare nuovi approcci. Tutto ciò che serve, insomma, per abilitare un agente AI e farlo lavorare in modo efficace. Semmai bisognerà investire per aumentare costantemente le conoscenze e la leadership delle persone. Sono questi i fattori critici di successo nell’era dell’agentic enterprise.
Coordinamento tra macchine e uomini
In questo scenario quale sarà il vostro ruolo, oltre a quello di fornitore tecnologico?
I nostri specialisti sono ovviamente a disposizione dei clienti che puntano ai managed services o che vogliono cogliere a fondo le opportunità offerte dalla piattaforma. Ma in tutta sincerità io credo che il “real journey” sarà quello basato sulla nuova frontiera delle comunicazioni agent-to-agent, che parleranno tra di loro migliorandosi costantemente e in modo autonomo. Lo abbiamo già visto accadere negli ambiti dei pagamenti digitali e dell’e-commerce e pensiamo che diverrà presto uno standard in molti altri settori. Naturalmente poi sono gli esseri umani a prendere le decisioni, ed è proprio per questo che abbiamo deciso di costruire un’intera piattaforma che garantisca, attraverso diversi strati tecnologici e processi specializzati, sicurezza, rapidità di delivery e data governance. Il tutto gestibile da un’interfaccia che consente di avere la massima visibilità sugli agenti, di controllarne l’attività e, all’occorrenza, di sbarazzarsene.
Sovranità e collaborazione
Non si può parlare di intelligenza artificiale senza citare il tema della sovranità: non a caso avete da poco inaugurato a Bruxelles il Sovereign Cloud and AI Innovation Center. Quali obiettivi vi prefiggete, insieme ai vostri partner europei, per garantire uno sviluppo in linea con le richieste dell’Ue?
L’obiettivo primario è quello di esplorare la tecnologia insieme agli esperti europei, enfatizzando soprattutto gli aspetti legati al software open source. Rispetto alla sovranità, che oggi è diventata il cardine di qualsiasi strategia di sviluppo digitale in